Anonimo asked:

racconti la tua storia d'amore?

mondodighiaccio answered:

Non c’è domanda alla quale abbia avuto più voglia di rispondere. Quindi, iniziamo subito:

Cari lettori,

Era il 19 Giugno 2013 quando m’imbattei nei suoi occhi per la prima volta, la giornata era davvero calda, eppure mi sentii ghiacciare dentro. Ci presentammo e ci stringemmo la mano; eravamo cosi persi l’uno negl’ occhi dell’altro che ci dimenticammo di lasciarci le mani e ne conseguì una breve risata. Abbiamo avuto il tempo di conoscerci meglio nei seguenti giorni di mare e di li a poco mi disse: “ Vuoi che ti prepari una caffè, o che ti prepari la vita? “ io sorridendo risposi “ A quello dovrebbe pensarci mamma, io un thè grazie”. Ridemmo insieme, consapevoli che da quel momento saremmo stati in due. Quei giorni erano davvero incantevoli, i migliori che abbia mai passato. Sole. costume. Latino e Matematica la mattina dalle otto alle undici ( esclusa la domenica ). spiaggia. bagno. baci. coccole. beach volley. Scherzi. Corse per arrivare in orario a casa. esta the. passeggiate. biciclette. sabbia. occhi. sigarette. Alcol. Coprifuoco mai rispettato. Risate.ancora baci. Cene tra amici. Colori brillanti. Profumi. onde. carte. pineta infinita. fotografie. risate. promesse. una storia di mille avventure. Ma ovviamente, dopo un bel periodo, ce n’è sempre uno orribile dietro l’angolo. Ah, ho omesso di dire che io abito a Firenze, Federico a Siena; detto questo.. Eccolo qui! Il mio periodo catastrofico è arrivato! Nonostante la distanza, avevamo deciso di provarci,il 16 di novembre però, ci lasciammo. LA DISTANZA AVEVA VINTO. Non potevo davvero crederci. Pensavo fosse un sogno, continuavo a pensare che presto mi sarei svegliata e tutto sarebbe tornato come prima , invece ho capito che a volte gli incubi fanno parte della realtà. Ero brutta, sciupata, triste. Ogni giorno mi scrivevo il suo nome sul polso col pennarello. Polso destro, in quel punto dove si vedono bene le vene. Pennarello nero indelebile. Lo scrissi per la prima volta il giorno in cui capii che non ci saremmo visti più. Lo scrissi, perchè era come se lui fosse lì con me. E durante la giornata, sbiadiva. La pelle assorbiva il colore. Dopo la notte, quando mi svegliai, era ancora più sbiadito. Rovinato. Le lettere erano tutte confuse, non si distinguevano, un alone scuro. Ma non andai in bagno a tentare di toglierlo col sapone. Presi il pennarello e lo ripassai. Lo ripassavo ogni mattina appena mi svegliavo. All’inizio, la mia famiglia e gli amici non dissero niente, pensavano che presto mi sarei stufata. E io lo tenevo sul polso, presenza costante. Pagavo le sigarette, e lui era lì. Scrivevo e lui era lì. Mangiavo, stringevo la mano a qualcuno, dipingevo, prendevo qualcosa e lui era lì. Con me. Le settimane passavano, io continuavo a ripassare il suo nome. Un giorno un amico mi disse che avrebbe avuto più senso farsi un tatuaggio. Perchè nessuno capiva? Non sarebbe stata la stessa cosa. La gente mi osservava sempre il polso con una faccia strana. Scontata. Qualcuno un giorno disse che col tempo, vuoi o non vuoi, tutte le ferite guariscono. So che non è affatto vero. Guariscono solo se sei tu a permetterglielo. Ma io quell’amore non volevo lasciarlo andare. Quella scritta rappresentava la mia ferita, e il fatto che continuassi a ripassarla costantemente, a renderla più viva e nitida, significava che volevo che restasse aperta, che non guarisse. Non avrei permesso al tempo di vincere sul nostro amore. Nel frattempo la tristezza, la solitudine, la depressione, la malinconia, incombevano su di me. Cominciarono gli attacchi di panico, il piangere per caso, il sentirsi soffocare. Stavo male, incredibilmente male, e nessuno mi vedeva. Pensavo di essere invisibile, eppure i miei occhi stanchi e gonfi dal pianto dicevano tutt’altro. Ero fin troppo viva, ma a contatto con la morte. Li avete mai visti due occhi piangere? Iniziano a colorarsi di un rosa acceso, e poi piano piano diventano rossi. Si riempiono di lacrime.E ti fissano quasi come per dire “ti prego,no”. I miei lo facevano ogni notte ed era sempre più difficile alzarsi la mattina. Intanto il suo nome era ancora lì, sul mio polso. Andavo a Siena di tanto in tanto, mi ero fatta degli amici là, forse molto più sinceri di tanti altri. Andai là per capodanno, avrei dormito a casa di Beatrice, la migliore amica di Federico. Erano circa 45 giorni che io e Federico non ci vedevamo,no ci parlavamo. Le voci dicevano che gli mancavo, che non si era avvicinato a nessun altra, ma lui non si era fatto vivo. Portai con me un disegno bellissimo, sul quale stavo lavorando da circa una mese. Decisi di chiamarlo. Lo feci. Queste furono le mie parole a telefono: “ So che è molto che non ci sentiamo, avrei bisogno di vederti, e.. darti una cosa, ti aspetto in Piazza del Campo tra dieci minuti” e riattaccai. Non sapevo se sarebbe venuto o no, quando riconobbi i suoi occhi. Mi si ghiacciò il cuore, proprio come la prima volta, Già. Era la mia seconda prima volta. Gli diedi quel disegno e mi abbracciò per circa quindici minuti, ed io mi sentii a casa. Pianse. Io cercai di restare fredda. Ci salutammo con la promessa di rivederci. Infatti qualche giorno dopo venne a Firenze, era venuto a salvarmi. Si,Mi ha salvata. E no, non è quella frase che si dice quando la campanella ti salva da una interrogazione, o quando arrivano le dieci di sera e dici a te stessa che hai superato un altro giorno, ti sei salvata da tutto anche oggi. No. Non quella frase. Non quella frase perchè lui mi ha salvata davvero. Mi ha salvata dalle macerie che sarei potuta diventare se non l’ avessi rincontrato. Mi ha salvata con tutto se stesso, e io, per una volta, mi sono fatta salvare. Mi ha salvato nel vero senso della parola, quando mi ha sussurrato per la seconda prima volta all’orecchio un ‘ti amo’. Ma non solo… Ora che siamo tornati insieme, mi accorgo che lui mi salva ogni giorno. Mi salva con i suoi abbracci che sanno di casa, con i suoi baci sulla punta del naso, con il bene che mi fa senza che se ne accorga. Mi salva quando meno se ne accorge. Mi salva quando si scansa e non mi bacia e cerca di fare l’offeso. Ma poi mi ribacia. Mi salva quando davanti a tutti mi prende la mano, quando in mezzo alla strada mi bacia. Mi salva quando mi dice ‘quanto sei bella’ anche se sa che io non ci credo e non l’ammetterò mai. Mi salva quando mi accarezza i capelli, quando mi racconta le storie, quando mi fa il solletico sulla schiena. Mi salva quando mi guarda dall’alto, sentendosi potente, e mi dice che sono bassa. Mi salva quando si fai amare. Questo, miei cari ragazzi, è per dirvi che dobbiamo lottare, che dobbiamo provarci fino alla fine! Se poi andrà male pazienza, almeno non vivremo nel rimpianto di non averci provato. In tutta questa storia, ho imparato che l’amore è una cosa da coraggiosi, Siatelo. Non abbiate paura, chiudete gli occhi, stringete i denti e affidatevi all’amore, metteteci tutti voi stessi, la vostra passione, la vostra curiosità e ne uscirete vincitori. 

mondodighiaccio:

forsetipiovedentro:

mondodighiaccio:

crisiadolescenziale:

Wow.

Cari lettori,
Grazie per aver reso questa storia anche un po’ vostra. 
Grazie se sarete coraggiosi come spero siate.
Grazie se, dopo aver letto tutto questo, inizierete a lottare con il doppio della forza.
Vostra mondodighiaccio

Ci proverò promesso.

Dio ragazza, non potresti farmi miglior regalo.